[az_special_heading heading_type=”2″ padding_bottom_heading=”5″ content_heading=”MODUS OPERANDI”][az_column_text el_class=”sotto_titolo”]Rassegna[/az_column_text]
[az_column_text]Modus operandi è una proposta di confronto e dialogo sulle arti della scena che il Vivaio del Malcantone intende rivolgere a tutte le diverse realtà teatrali operanti sul territorio. Questo invito nasce dalla constatazione che all’interno delle diverse collaborazioni del Vivaio coesistono gruppi con differenti percorsi di ricerca e di elaborazione scenica e, considerando questa diversità una risorsa non solo dal punto di vista teatrale ma anche didattico e formativo, vorremmo che questa divenisse occasione di incontro e scambio di visioni. Il Vivaio si propone di individuare durante il corso dell’anno momenti in cui sia possibile assistere alla presentazione di creazioni e work in progress che poi potranno divenire oggetto di confronto aperto e discussione col pubblico. Modus Operandi si rivolge a tutte quelle realtà teatrali e performative che desiderino rendere pubblico anche solo un breve momento della propria ricerca e avere un luogo dove incontrare altri punti di vista senza filtri o parole di convenienza, a scena aperta.

 

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Domenica 28 giugno 2015 ore 20.30

PostElizabethan Mixtape
(primo studio attitudinale)

Mauro Stagi feat. Alessandra Maoggi
Music by Manuele Atzeni

Una Mixtape genericamente è una raccolta di tracce o di brani selezionati secondo una certa tematica o può stare ad indicare anche un album non ufficiale in alcuni ambiti o generi musicali (hip hop).
PostElisabettiano è il riferimento o meglio ancora il Mood di questa mixtape. Il termine Post-Elisabettiano sta ad indicare la stretta relazione tra la nostra contemporaneità, il nostro vissuto e il cosiddetto periodo Elisabettiano, che prende il nome dalla Regina Elisabetta I Tudor, figura che regnò a lungo in Inghilterra. Detto anche periodo d’oro dell’Inghilterra in cui visse  William Shakespeare e si affermò il teatro inglese. Il lavoro vuole esplorare questo territorio di mezzo attraversato dalle voci di Caio Marzio e Elisabetta a partire da uno studio fatto di sospensioni, dissolvenze, suoni, azioni, respiri, racconti, stati d’animo, vicende, visioni, brani.

Mauro Stagi
Attore di ricerca e performer. Come attore ha lavorato tra gli altri con Arturo Brachetti, Serge Denoncourt, Claudio Morganti, Barbara Nativi, Nicola Rignanese. Il suo lavoro esplora nuovi linguaggi, sonorità elettroniche e territori urbani. Alcuni dei suoi lavori: Roby’s Zoo (In collaborazione con Alessandra Maoggi e Manuele Atzeni) Santarcangelo 40, Zoom festival, Arca Puccini-Nevrosi NOISE Zoom Festival, Santarcangelo 12, Expop teatro, SHARE (in collaborazione con Alessandra Maoggi) Piece-Teatro studio di Scandicci.

Alessandra Maoggi
Autrice e performer, si occupa di teatro infantile. Usa una mescolanza di linguaggi (performance, teatro, letteratura, arte plastica e video) all’inseguimento di una poetica libera e di condivisione. Nel suo percorso ha lavorato con gli artisti Rodrigo Garcia, Claudio Morganti, Barbara Nativi, Josè Sanchis Sinisterra. Alcuni dei suoi lavori: “WE LOVE”Supernova-Viper teather “SALE. qualcosa sta bruciando sopra le nostre teste.” Emegenze creative,  “mass” Aocchichiusi 2010, Roby’s Zoo in collaborazione con Mauro Stagi, “SUCCO ”Zoom Festival, ”SHARE” Piece-Teatro Studio di Scandicci.

Manuele Atzeni
Dj /producer che vive e lavora a Firenze. Inizia la sua carriera musicale nel 2001 come dj tribe-tekno e drum’n’bass appassionandosi sempre di più alle tecniche di mixaggio e scratch su vinile e alla ricerca musicale di nuovi e vecchi generi (jazz,soul, funk, elettronica) trovando nell’ hiphop e nelle sue sperimentazioni più elettroniche (abstract, idm, wonky,skwee) una base solida e l’ispirazione ad iniziare un lavoro di produzione personale. Ha all’attivo numerosi EP’s  su alcune etichette
Come Manuele Atzeni: https://manueleatzeni.bandcamp.com/
Come LSWR(vodoo rebel): https://soundcloud.com/elsewherebeats
https://www.facebook.com/pages/Broken-English-by-LeCù/808074255881076

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Domenica 24 Maggio 2015 ore 20.30

TRILOGIA DELL’ASSENZA

Dai “Taccuini ignei” di Vincenza Modica ***

“ATTRAVERSAMENTI”

Primo svolgimento: Rivolta “Sonata per sola voce umana”

Secondo svolgimento: Una pantomima crudele ovvero Le mal d’être

Terzo svolgimento: Il tempo del silenzio Le circostanze dell’anima

Silenzi
Apparizioni
Sillabe ustorie Sparizioni corporee
Metamorfosi Vertigini
Il peso del cielo
La carne che si è
Mancanze
Possibili cataclismi
Evaporazioni
Intermittenze dell’essere

Rivolta

Rivolta è una breve incursione nell’universo del dolore e dell’alienazione. Questo lavoro teatrale è stato concepito né come spettacolo in cui una storia è narrata, né come messa in scena di un testo, ma piuttosto come sequenza o partitura di voci differenti che testimoniano della fragilità umana e della necessaria ribellione contro indifferenza e soprusi. Nel prologo, dopo una breve premessa “artaudiana” sul teatro, si dice che RIVOLTA “naturalmente” non è uno spettacolo di distrazione, né un dramma d’amore, non una storia di genere tragico e nemmeno di genere comico, non è una storia… e, aggiungerei, nemmeno la rappresentazione di una rivoluzione. Forse non è uno spettacolo! Comunque… niente che non si possa capire. RIVOLTA è piuttosto un’invocazione, un debole appello rivolto all’umanità intera, testimonianza di una condizione umana, esortazione alla vita, un discorso fatto di parole possibili e di sconfinamenti verbali.

Una pantomima crudele  ovvero Le mal d’être 

Una pantomima crudele ovvero le Mal d’être (titolo provvisorio), secondo lavoro della TRILOGIA DELL’ASSENZA, si compone attualmente di due assoli brevi “La favola invertita” e “La mensa dei cieli” rielaborati in un unico atto.
Indicazioni di lavoro, frangenti di esplorazione e materiali di elaborazione:
l’attesa, la permanenza degli eventi, il succedersi dei pensieri, l’attrito tra l’anima e il mondo esterno, l’affanno della vita, la tirannia delle parole, la tentazione della recitazione, le imposture del corpo, l’assenza di personaggi, il firmamento, i luoghi della scelleratezza, il tempo dell’uscir da sé, il transitare verso un altrove, ricordare, l’uscire di scena, il ritorno, l’inudibile, l’indicibile.

Il tempo del silenzio “Le circostanze dell’anima” 

“Il tempo del silenzio” è un primo frammento non ancora concluso di questa terza tappa della Trilogia dell’assenza in cui le parole e le azioni cercano di essere un possibile respiro della scena senza l’affanno della rappresentazione. L’attore è corpo opaco, ombra che si dilegua, voce che sussurra, pensiero che si insinua smarrendosi nel vuoto della rappresentazione.

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26 Aprile ore 20.30  2015

Wants to begin, not to belong // Vuole iniziare, non appartenere

Azione performativa di e con Irina Baldini

Tutta la danza è immateriale, la sua natura è fugace. Non e’ da essere mercificata, o posseduta. Non appartiene a nessun luogo, né a nessuno. Inizia, cresce, ma già’ e’ dipendente. La danza che vedo e’ emancipata. E’ un bene immateriale, non è un prodotto, ma produce. Succede dove non dovrebbe, e poi non succede più. E ‘già successa laddove non lo farà più’.
E ‘una danza che si fa i fatti propri. Essa non giustifica e non conosce il costo della sua moneta. Qual è la sua moneta? L’unica cosa che resta è il tempo, l’unico elemento paradossalmente tangibile.Danza non è una pratica materiale. Solo che la sua riproduzione lo è. La danza che vedo non porta firma e non appartiene ad una serie di studi o meno ancora è l’inizio di un prodotto più ricco. No, è un inizio, un inizio dall’inizio alla fine di stessa, e non appartiene.

Irina Baldini

Irina Baldini è una coreografa, danzatrice, curatrice, sensibile alle contaminazioni degli ambiti performativi con l’arte visiva e la scrittura. Lavora e vive ad Amsterdam.

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22 Marzo 2015, ore 20.30

A contemporary Dawn: a wor(l)d soundscape

Alba Francesca Battista
Giorgia Bonini
Vittorio Castelnuovo
Matteo Nicoletti

Note di programma

Al pari di altre categorie dell’arte, accusata di essere astratta e lontana dalla realtà: la musica adopera l’illusione per affrontare l’illusione stessa. Ma questo non significa allontanarsi dal mondo, bensì amarlo disperatamente. La musica è un’occasione per adottare l’incertezza come principio di funzionamento, mettendo in discussione la cultura fino a portarla al suo estremo.
A contemporary Dawn è un paesaggio sonoro che gioca con le dimensioni. Questa performance interagisce con i suoi ascoltatori attraverso l’uso di Twitter: ogni tweet che include l’hashtag #dawnscape può modificare lo spazio e i movimenti di un viaggio musicale che attraversa il pubblico, investigando un linguaggio musicale che evolve e involve dal secolo scorso.
Fluttuante nello spazio l’Atlante – così come lo abbiamo conosciuto finora – cerca nella profondità del tempo e nel dedalo di vecchie e nuove reti: una storia differente. Un’alba nuova.

A proposito di Dawnscape

A contemporary Dawn: a wor(l)d Soundscape è un’installazione sonora interattiva con spazializzazione ottofonica. Le tecnologie digitali e le possibilità di diffusione del suono consentono di abitare spazi musicali nuovi e inconsueti. Questo porta all’alterazione delle prospettive di ascolto e alla determinazione di molteplici livelli sonori in continua trasformazione. In A contemporary Dawn: a wor(l)d Soundscape, vari parametri della spazializzazione e di trasformazione del sistema non sono stati fissati dal compositore. La partitura è aperta: evolve in uno spazio stereofonico fino a quando l’interazione del pubblico non ne dilata lo spazio, rendendolo ottofonico, secondo alcuni pattern di movimento che sono modificati dai parametri ottenuti con l’interazione, e decide dei parametri costruttivi di nuovi elementi di sintesi.
Gli ascoltatori possono interagire attraverso l’uso di Twitter: non esiste un codice o un alfabeto da rispettare. È possibile twittare qualsiasi cosa, aggiungendo, però, l’hashtag#dawnscape. Il risultato dell’interazione sono nuovi suoni e nuovi spazi creati proprio a partire dai tweet. In questo modo, se il paesaggio sonoro fissato è in relazione al senso simbolico del tema compositivo, l’interazione è dedicata completamente alla percezione. L’algoritmo per la ricezione dei tweet e la loro analisi è stato implementato in Processing. L’applicazione Dawnscape individua ogni tweet contenente l’hashtag indicato e lo elabora estraendone i parametri necessari ad avviare la sintesi attuata da MaxMSP. La comunicazione tra i due software avviene in tempo reale attraverso messaggi del protocollo OSC (Open Sound Control). Per rendere possibile il più grande numero di queries a Twitter, Dawnscape si autentica con un’Application Only Auth (450 queries ogni 15 minuti). Dawnscape  è realizzata con librerie twitter4j.

Autori

Alba F. Battista (1987) è diplomata in Musica Elettronica e Pianoforte e laureata in Fisica. Le sue composizioni e i suoi saggi sono selezionati in contesti nazionali e internazionali (icmc 2014, Atene, Grecia; ems14 Electroacoustic Music Beyond Concert Performance, Berlino, Germania; icmc 2013, Perth, Australia; 55ma Biennale d’Arte, Venezia, Italia; …). La sua composizione acusmatica Nueva Luz ha vinto il terzo premio al Concorso Internazionale del Festival Internacional de Arte Sonoro Monterrey sonom 2014 (Messico). È autrice di “Elementi di Acustica Fisica e sistemi di diffusione sonora” (2012) e “Elettrotecnica ed Elettronica. I nuovi strumenti che hanno rivoluzionato l’estetica della musica” (2014). È docente di Composizione Musicale Elettroacustica presso il Conservatorio “U. Giordano” di Foggia (Italia).

Giorgia Bonini è nata a Firenze il 25 settembre 1975. Mentre frequenta l’Istituto Tecnico Agrario, per uno scherzo della compagna di banco, entra in contatto col suo primo computer ma non è stato un colpo di fulmine. Dopo aver lasciato il computer inscatolato per sei mesi, a un certo punto ne è attratta e non lo ha più lasciato fino a diventare una sviluppatrice web che non disdegna incursioni in forme più creative di informatica.

Vittorio Castelnuovo è un filosofo e esperto di comunicazione. Allievo di Mario Perniola, è stato docente presso l’Università di Roma Tor Vergata (Italia). Ha lavorato come giornalista collaborando con Repubblica, Il Sole 24 Ore, Diario della Settimana, Alias (Il Manifesto), Il Mucchio Selvaggio, Pagina99, Cinema d’Essai, Music, Music & Arts, Estetica News, Rockerilla.
È autore e conduttore di numerosi programmi di Radio Rai. Tra le altre, nel 1996 ha curato con Wim Wenders l’organizzazione della Conferenza “Il futuro del cinema” presentata al Festival Internazionale del Cinema di Venezia. Attualmente, lavora per Rai Web.

Matteo Nicoletti (1971) è un web designer e un creative coder.
Dopo il suo diploma, essendo incerto tra studi scientifici o di design si è deciso per ingegneria meccanica presso l’università degli studi di Firenze ma non l’ha mai terminata. Quando, nel 1996, tornò dal servizio civile, il World Wide Web stava iniziando a diffondersi e si risolse a diventare un web designer: era la fusione perfetta tra tecnologia e arti grafiche che Matteo cercava. Per rappresentare questa dicotomia adottò il nickname “kaosmos”, una crasi, inventata da James Joyce, tra chaos (disordine, confusione) e cosmos (ordine, creazione). Da allora affianca la sua carriera come sviluppatore web (specializzato in frontend e user experience) con sortite in altri campi dell’informatica: quella musicale e il physical computing.

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8 luglio 2014, ore 21.30

No-nothing/Something

Martina Francone, Hrafnhildur Einarsdottir/coreografia e danza
Simone Tecla/composizione e musica dal vivo
Roberto Masotti/ immagini e controllo live video
Gianluca Lo Presti/controllo live video

No-nothing/Something è una performance multimediale liberamente ispirata alle “Metamorfosi” di Ovidio. La composizione si articola in una serie di episodi in cui i linguaggi della danza, della musica dal vivo ed dell’improvvisazione video si incontrano, si sovrappongono e talvolta si mescolano. E’ la ricerca di un linguaggio che combina la riflessione sull’interiorità dell’uomo ed i suoi elementi di mistero, con la natura delle varie arti coinvolte e le possibilità offerte dalla loro composizione. Il primo studio di No-nothing/something è Aria di Vetro, una sperimentazione in duo tra danza e musica presentato da Simone Tecla e Martina Francone al Festival Fabbrica Europa 2013 nel progetto “Emergenze”.
Il gruppo, composto da cinque artisti che operano in differenti discipline, si è costituito nel 2013 e da allora ha lavorato al progetto “No-nothing/Something”che verrà presentato in prima assoluta il 22 luglio al Festival Kilowatt 2014 a Sansepolcro. Pur adottando una modalità di lavoro di tipo collettivo vengono rispettate le singole individualità con l’obiettivo di mettere in relazione tra loro le diverse arti.

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1 luglio 2014, ore 21.30

*Suite*

Primavera Contu e Nicola Pedroni per Miss China

La stanza dei giochi si ferma lì, congelata nella memoria. Diventa mai una stanza da adulti? Quali sono le parole, i pensieri che l’hanno popolata? E dove sono ora?
*Suite* è un progetto performativo per due corpi e un mucchio di giocattoli.

Il lavoro indaga su quelle zone liminali cariche di energia in potenza: il confine tra spazio privato e pubblico, tra l’infanzia e l’età adulta, il frame in cui gioco si trasforma in suono e l’azione si fa ponte tra i linguaggi. L’atto performativo si sviluppa attraverso un dialogo intimo con il pubblico, all’ interno dell’ occupazione/condivisione di uno spazio, fisico e sonoro, che viene ricostruito e distrutto per fare spazio a un nuovo gioco, un nuovo passaggio, un rituale.

Miss China
È un progetto che nasce nel 2012 dall’incontro di Primavera Contu, autrice e performer, e Nicola Pedroni, musicista e sound designer. Progetto permanente di ricerca e interazione tra la performance sonora e la scrittura scenica, realizza nel 2013: (il sole non ha lune)-Autoritratto in frammenti, studio per voce, batteria e sintetizzatori sulle memorie di Frida Kahlo e Shoji- Ritratto in tre dimensioni performance testuale, musicale e pittorica sull’interpretazione della persona. Il nucleo creativo, composto principalmente da due elementi, si avvale spesso della collaborazione di artisti di diversa estrazione e provenienza.

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17 giugno 2014, ore 21.30

Insabbiati

di e con Valentina Bischi
musiche originali 
di Gianpietro Di Rito

Un giovane arriva a Roma per lavorare all’Istituto Luce, sognando di girare documentari in tutto il mondo e di far parte della nascente industria cinematografica. Ben presto all’uomo – Ricciotti Bischi, nonno dell’autrice di Insabbiati – e ad alcuni suoi colleghi, l’Istituto Luce propone di girare un documentario nell’Africa Orientale Italiana. Da questo momento, si avvia uno scambio epistolare – con lettere manoscritte autentiche, che vanno dal 12 aprile 1940 (data di partenza del piroscafo Leonardo Da Vinci) alla data di decesso di Bischi – tra i due sposi (Ricciotti e Augusta), divisi dalla guerra.
Insabbiati racconta, prima, le esperienze di un cineoperatore dell’Istituto Luce e della sua troupe alle prese con i pionieristici mezzi della documentaristica degli anni 30/40 e, poi, di un soldato italiano prigioniero in Etiopia – durante la Seconda Guerra Mondiale. Contemporaneamente, tratteggia la vita della giovane moglie rimasta a Roma e i fatti che seguono il decesso di Ricciotti (da Via Rasella ai bombardamenti sul quartiere di San Lorenzo) fino all’arrivo degli Alleati nella capitale.

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10 giugno 2014, ore 21

Esercizi di stile per poltrona e striscia di moquettes
variazioni arbitrarie di una partitura fisica

restituzione del percorso da gennaio a maggio 2014

con Lino Bandini, Elena Bettini, Riccardo Campani, Filippo Carli, Meri Iacchi,
e Stefania Zampiga

Si tratta di un percorso di ricerca attraverso gli elementi primitivi dello stare in scena, della presenza e del corpo, con un training fisico e vocale che, dalla radice essenziale, porta all’artifizio, all’immaginario e alla complessità dell’azione teatrale. Sia il lavoro sul testo che sull’agire scenico, dimorano nei margini tra le dimensioni del visibile e dell’invisibile, del dentro e del fuori, dell’emersione e del carsico, del custodire e del donare. Dalla risonanza della finzione scenica, dalla composizione del gesto sia fisico che vocale, alla sua partitura drammaturgica, verso la costruzione del rituale performativo, necessario e superfluo allo stesso modo. Agire ludico e rigoroso, folle e metodico. Singolo e corale.
La scena resta una condizione artificiale. Una costrizione, la cui prima variabile è lo sguardo a cui si è esposti. Dalla riduzione all’estrema finzione, dalla radice alle sue estreme conseguenze, alle sue molteplici divagazioni, al suo camuffarsi e restare comunque fedele all’origine, alla ricerca delle condizioni microfisiche che dal desiderio muovono verso l’accadimento teatrale.
Quest’anno il focus si è incentrato sul rapporto tra la radice dell’azione e lo smarginamento nella forma, ovvero il tema della rappresentazione come deriva e luogo di smarrimento, in rapporto con l’accadimento scenico nel corpo e fuori dal corpo. Quale il rapporto tra pesi, tessiture, densità, forze? Cosa tradurre e interpretare?
Una semplice partitura fisica, ideata dal gruppo, viene riproposta in diverse variazioni, astratte, simboliche, formali, mettendo in atto un esercizio ermeneutico. Nonostante la decisione a priori dei vari esercizi di stile, si contempla all’interno del canovaccio un margine di improvvisazione, per cui la restituzione prende il significato per gli attori di un’ulteriore verifica in presenza del pubblico del percorso svolto sulla presenza scenica e sulla risonanza corporea.

www.fosca.net

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19 giugno 2013, ore 21

BARTLEBIT_ispirato a “Bartleby. Lo scrivano” di Herman Melville
restituzione del percorso La microfisica del desiderio #2
laboratorio pratico sulle arti della scena (ottobre 2012 a maggio 2013)
cura e conduzione Caterina Poggesi insieme a Maria Caterina Frani

con Lino Bandini, Elena Bettini, Meri Iacchi,
Eleonora Tolu, Chiara Vannuccini, Stefania Zampiga
 adattamento del testo Stefania Zampiga

Si tratta di un percorso di ricerca attraverso gli elementi primitivi dello stare in scena, della presenza e del corpo, con un training fisico e vocale che, dalla radice essenziale, porta all’artifizio, all’immaginario e alla complessità dell’azione teatrale. Sia il lavoro sul testo che sull’agire scenico, dimorano nei margini tra le dimensioni del visibile e dell’invisibile, del dentro e del fuori, dell’emersione e del carsico, del custodire e del donare. Dalla risonanza della finzione scenica, dalla composizione del gesto sia fisico che vocale, alla sua partitura drammaturgica, verso la costruzione del rituale performativo, necessario e superfluo allo stesso modo. Agire ludico e rigoroso, folle e metodico. Singolo e corale.

La scena resta una condizione artificiale. Una costrizione, la cui prima variabile è lo sguardo a cui si è esposti. Dalla riduzione all’estrema finzione, dalla radice alle sue estreme conseguenze, alle sue molteplici divagazioni, al suo camuffarsi e restare comunque fedele all’origine, alla ricerca delle condizioni microfisiche che dal desiderio muovono verso l’accadimento teatrale.

La scelta di usare il testo di Melville – Bartleby. Lo scrivano- è stata naturale ed organica. Ci sembrava molto coerente con il percorso intrapreso durante i mesi di lavoro della Microfisica del Desiderio. Molte questioni suscitate dal testo risuonavano con le domande che hanno accompagnato i mesi di indagine teatrale: sulla natura del gesto, sulla possibilità di sottrazione, sulla presenza scenica come atto totale e non mentale. La formula del preferirei di no che il testo propone come nuova possibilità di linguaggio e creazione si adatta perfettamente allo studio e alla ricerca tentata, come atto di sincerità e aderenza a un attraversamento della scena e a una continua possibilità di spostamento del pensiero.

Non è stata fatta un’analisi filosofica del testo (ad altri competenti questo tipo di analisi), ma semplicemente è stato preso come specchio risonante di domande e punti interrogativi per cercare come lo stesso Bartleby nuove preferenze e non presupposti.

www.fosca.net

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25 Maggio ore 21.30

“piccole cose (domestiche)


progetto di azione, coordinamento a cura di Francesca Campigli www.post-land.com
Con azioni performative a cura di Luca Camilletti, Simone Cinelli, Ilaria Forzoni e Chiara Renzi.

Le piccole cose (domestiche) sono le piccole e preziose poesie presenti (e celate) all’interno di ambienti domestici. Trovano la loro radice dentro le ambientazioni casalinghe (dove c’è calore umano) attraverso gli oggetti del quotidiano e le prassi ordinarie (insieme di azioni ripetute ogni giorno).
Per le loro caratteristiche interne di purezza e semplicità le piccole cose sono in grado di parlare al cuore di tutti, dando così una nuova dimensione (poetica) a ciò che ci circonda.
Analizzare le piccole cose significa ricercare il sublime nell’ordinario, riconoscere valore al piccolo attraverso l’apertura di un immaginario poetico.

“piccole cose (domestiche) è un progetto di creazione e realizzazione di azioni performative all’interno di case e ambienti domestici con l’intenzione di aprire a nuovi immaginari sulle veglie basate sulla poesia delle “piccole” cose.

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)24 Marzo ore 21.30

FEBBRE E LANCIA / I.F.S.Q.P.V.
In fondo sono qua per voi (second step) STUDIO PER UNA METAMORFOSI

Trilogy
 di e con Andrea Omezzolli
“macilento d’amore danzo di nuovo”

C’è un uomo che passeggia o danza di notte, una storia come tante, una micro confessione. Metateatro? Improvvisazione? Nuova danza? Ci sono ancora delle cose da dire. Il corpo di uomo subisce di nuovo trasformazioni organiche, amputazioni, parti depilate, tra il gioco e la verità, alla ricerca di un’identità sessuale ancora sfocata.La proposta è una sorta di monologo- confessione. Grottesche e ironiche queste espressioni e le sue facce: ma è divertimento o dolore? Le parole triviali e sussurrate. Sottrazione di movimento e di parola. in cambio di qualcosa di bello.
Action!

Riferimenti
Storie passate e recenti.
Parole sconnesse, danza, cose autobiografiche.
I.F.S.Q.P.V. è quello che Andrea Omezzolli scrive per il teatro nel 2010 e che oggi dà alla luce il secondo capitolo/step di lavoro. La versione per piccoli spazi (o da camera) è una messa in scena sulla parcellizzazione del movimento: un uomo, un rasoio, poche cose.

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9 Marzo ore 21.30

Definiçães Multiplas

concept, dance, performance, sound editing Livia Marques
light design Siani Bruchi
video and postproduction Jacopo Rachlik
photo Natalia Bavar
costume design Silvia Sieni

E’ un percorso complessivo di ricerca che affronta e si interroga sulla tematica della definizione della Danza Contemporanea. Cercando di rispondere alla domanda base “che cosa è la Danza Contemporanea?”. Le risposte rizomatiche e plurali che emergono da questa prima fase di ricerca sono talmente complesse e interessanti che verranno trasformate in una pubblicazione di un libro e allo stesso tempo sono base, supporto di senso e sopratutto sonoro a uno spettacolo di danza immaginato come un dialogo a tre voci: le voci degli artisti intervistati, il corpo in scena che danza, la presenza del pubblico a cui viene chiesto di ascoltare e guardare simultaneamente due azioni apparentemente non in sintonia tra loro.

Thanks to Niccolò Presenti, Il Vivaio del Malcantone, Benedetta Marziali,
Maria Delugan, Marco Becagli, Margherita Cavalli e tutti gli artisti intervistati.
www.gnomix.net _ 2012

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16 Novembre ore 21

Solemna

con Ana Paula Rivera

Solemna nasce da una ricerca antropologica sul rapporto umano con la spiritualità e si traduce in un progetto scenico che riflette sul mutamento dei rituali umani legati all’Occidente. Si tratta di un percorso che sottolinea il legame tra declino e reiterazione, tra fuga e ricerca, in rapporto ad un presente governato dalla logica del profitto e da palliativi tecnologici. Solemna intende aprire uno spazio per mettere in discussione la dicotomia tra materia e spirito, vaga tra le atmosfere dei cerimoniali e delle offerte devozionali, esplora percorsi diretti alla decadenza, soffermandosi sui limiti che separano l’esperienza con la natura dall’ossessione di ritrovare ciò che è perso.

In contemporanea sarà visibile la mostra “Avanzi di Frigo” di Riccardo Ciliberti.

Capita a volte di camminare su una spiaggia, con i sensi vivi e gli occhi aperti , lo sguardo all’improvviso si spalanca e coglie dei segni non previsti. La fantasia segue delle tracce, trasfigura. Dentro si formano immagini. In questo gioco naïf e vacanziero dei semplici pezzi di legno, di conchiglia o di metallo si trasformano e si offrono a noi per essere letti come un libro di fiabe perchè possiamo scorgervi una bellezza segreta. Qualcuno vede in questi resti soltanto scarti abbandonati dal mare, qualcuno nota le meravigliose elaborazioni del caso a qualcun altro sembrano soltanto detriti, Riccardo quasi per gioco ha iniziato a scavarci dentro a lasciarsi trasportare dal divertimento di vagare, associare, comporre, cercarvi immagini legate al mare. Per gioco, per regalo, per necessità.
Accade sempre più spesso in quest’epoca affannata e triste  di ritrovarsi a parlare di crisi, di fine dell’illusione, di un disincanto che sembra sempre più essere un disinganno, di figli che devono fare i conti con le macerie lasciate dai padri, di una società che boccheggia tra i rifiuti. Forse il dono più grande che i nostri padri ci hanno lasciato è la possibilità di fare i conti con il fallimento del loro mondo. Accade così che si riparte da zero, ciondolandosi del legno tra le mani sentendo l’urgenza di sostituire la salsedine allo smog, il desiderio al dovere, le alghe all’i-phone. Accade così che l’ultra umano e le astrazioni di una società in perenne crescita e rivolta lasciano spazio all’umanità di una passeggiata con la propria amata, alla necessità  di scorgere la meraviglia nell’epoca del disincanto. Così, a basso costo, con la semplicità che solo il piacere può donare, fregandosene di vernissage e pubblicazioni, recensioni ed elucubrazioni, dimenticando l’acrilico e ritrovando, portati dal mare, i resti di una realtà fatta di materia viva in perenne trasformazione e col linguaggio delle piccole cose riuscire a parlare di infinito. Passare le notti a guardare il fuoco e ad immaginare mostri di cenere nell’intonaco del cammino è in fin dei conti concedersi del tempo per una pratica rivoluzionaria e sapienziale, percorrendo quella strada che ci  dalla società dell’immagine porta alla  necessità della visione. Forse questo cammino si può percorrere solo dove gli elementi sono ancora vivi ed è lì che Riccardo è andato a cercare. Fatemi un piacere almeno una volta nella settimana aprite il vostro frigo e cucinate con quello che c’è, il tempo dei ristoranti è ormai finito. Per necessità ma forse anche per fortuna. Cesare Torricelli

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12 luglio ore 21

Prometheus

di e con Gemma Carbone
light design Francesco Collavino

Una tanica, il potenziale di un’azione, la conseguenza di un pensiero, l’odore di benzina. L’uomo, il divino e la natura che costantemente giocano ad un gioco di trasfusioni e transiti.
La scena è perlopiù spoglia, viene riempita dal buio e mano a mano svuotata da una luce crescente (proprio come il testo di Shelley propone). I personaggi cercano di riflettere il mito, la storia e la contemporaneità senza aver bisogno di narrare una trama specifica ma innescando gli stessi meccanismi, le stesse situazioni che le rendono comuni e mitiche. 
Lo spettacolo vuole porre di fronte al pubblico le condizioni che hanno portato il titano alla propria scelta e al proprio martirio, sta a chi è testimone dell’azione di rielaborare il trauma secondo le proprie esperienze e le proprie idee. Gemma Carbone

[/az_column_text][az_blank_divider][az_column_text]Due appuntamenti dedicati a  URBAN SPRAY LEXICON PROJECT produzione artistica del collettivo bolognese Atelier Sì: Sabato 5 Dicembre c/o L’appartamento e Domenica 6 Dicembre c/o Il Vivaio del Malcantone.

 

[/az_column_text][az_blank_divider]

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3409018340 (Elisa)  3405614452 (Giulia)

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ilvivaiodelmalcantone@gmail.com

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